Crestomazia italiana cioè scelta di luoghi insigni o per sentimento o per locuzione raccolti dagli scritti italiani in prosa di

Leopardi, Giacomo

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Descrizione Prima edizione - Opera completa in due parti rilegate separatamente; uniforme legatura amatoriale ottocentesca in mezza pergamena con titolo calligrafico al dorso, piatti marmorizzati, 744 pagine a numerazione continua. Stampa realizzata presso la tipografia Manini, come indicato al verso del frontespizio. Si segnalano restauri e aggiustamenti proprio alla carta del frontespizio, il cui angolo superiore è stato rifatto; nel secondo tomo è stata ugualmente approntata una sorta di frontespizio, con striscioline di testo incollate ricavate dalla carta d'occhietto che introduceva la seconda parte dell'opera (vedi immagini). Ordinari i segni d'uso e del tempo esterni, così come le fioriture e bruniture alle carte; nel complesso la paginazione risulta ben conservata e pienamente fruibile, i tomi integri e le legature ben salde. Pezzo da collezione, raro e ricercato; contattare la libreria per ulteriori informazioni -- Edizione originale di questa importante raccolta antologica che spazia dal Quattrocento ai contemporanei leopardiani e che talvolta si trova mutila del secondo volume, che fu pubblicato ad alcuni mesi di distanza. Le copie sono spesso riunite in un solo tomo. I lavori per la composizione della «Crestomazia poetica» iniziarono a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione della «Crestomazia della prosa», in particolare nel dicembre del 1827, come attesta una lettera all'editore datata 21 dicembre dello stesso anno: «Io sto interamente occupato nella Crestomazia poetica, e con grande speranza che anche questa riesca di sua soddisfazione». Il lavoro si concluse alla fine di giugno, e il 1° luglio il poeta annunciava di aver spedito finalmente il manoscritto. La raccolta fece molto discutere per alcune scelte che parvero azzardate ai contemporanei; su tutte, apparve inconcepibile l'esclusione in blocco del Trecento e dei maggiori poemi rinascimentali, nonostante le ragioni che portarono alla scelta siano ben motivate nella nota d'apertura "Ai lettori": «Di Dante e del Petrarca, del Furioso e delle Satire di Ariosto, della Gerusalemme e dell'Aminta del Tasso, del Pastor Fido, del Giorno del Parini non ha tolto cosa alcuna e ha creduto, prima, che a voler conoscere la poesia nostra, sia necessario che quelle opere si leggano tutte intiere; poi, che il farle in pezzi, o il dire 'questo è il meglio che hanno fatto', sia un profanarle». -- Nonostante l'impegno profuso, e nonostante la motivazione nelle scelte più ardue, fu lo stesso Leopardi, a stretto giro, a tornare sul suo lavoro e a esprimere un giudizio decisamente negativo sull'antologia: «Della crestomazia poetica, io feci tutto quel che potei; ma, o fosse l'incapacità mia, o la qualità de' materiali, il lavoro venne malissimo, ed io ne sono pessimamente soddisfatto» (12 aprile 1829). L'"auto-stroncatura" ha pesato sulla critica, anche la più recente, che non ha prodotto un numero di contributi equiparabile alle altre composizioni leopardiane. E tuttavia, l'interesse per le due Crestomazie si sta riaccendendo, e negli ultimi anni vanno fiorendo nuovi contributi dedicati alla figura di Leopardi antologista, ancora in parte da scoprire.

Categoria: Antiquariato

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Edito da: presso Ant. Fort. Stella e figli (Milano) anno 1827

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